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Il crowdfunding come un ombrello colorato. Lab Film racconta Nascono i fiori

Quello tra crowdfunding e produzione cinematografica è un connubio che regala spesso molte soddisfazioni. Così è stato anche con la campagna Nascono i fiori – il film sui bambini di Chernobyl, ideata da Lab Film per realizzare un documentario che raccontasse le storie delle famiglie italiane che ancora oggi ospitano bambini bielorussi a seguito dell’incidente nucleare di Chernobyl.

La campagna ha raggiunto un ottimo risultato, raccogliendo oltre 11.000 euro, ma uno degli aspetti più interessanti del progetto è stata la sua capacità di riunire attorno a un obiettivo condiviso tantissime realtà attive nell’ambito dell’ospitalità in Italia dei ragazzi di Chernobyl. Federica Contoli, di Lab Film, ci ha raccontato i dettagli della loro campagna.

Perché avete deciso di ricorrere al crowdfunding per realizzare il vostro progetto?

Il documentario racconta la storia di tantissime famiglie (sono circa 500.000 le famiglie italiane coinvolte nei progetti di accoglienza dei bambini e delle bambine provenienti dalle zone contaminate dallo scoppio della centrale di Chernobyl), ognuna delle quali investe nell’accoglienza non solo energie fisiche e pratiche, ma soprattutto emozioni e partecipazione.

Abbiamo lavorato allo sviluppo del film per diversi anni, durante i quali abbiamo incontrato numerosi comitati, associazioni e famiglie. In tutti questi incontri è sempre stato evidente che la dimensione del coinvolgimento diretto e della partecipazione fossero il nodo di questo progetto.

Come riuscire a coinvolgere queste persone anche nella produzione del film? Il crowdfunding è stata la risposta. Attraverso il crowdfunding abbiamo raccolto, oltre che risorse economiche, interesse e sostegno, consigli e critiche, proprio da chi vive direttamente la storia che volevamo raccontare. Proporre di contribuire economicamente alla realizzazione del film, significava proporre di sostenere la necessità di fare questo film seguendo, anche nella modalità produttiva, il cuore del progetto: la partecipazione e il coinvolgimento.

Il percorso che vi ha portato a realizzare la campagna di crowdfunding è cominciato molto prima del lancio della raccolta fondi. Partecipaste al nostro workshop a gennaio 2014. Quali sono state le tappe successive che vi hanno portato fino al lancio della campagna?

Abbiamo iniziato a lavorare allo sviluppo del film nel 2012, anno in cui siamo andati in Bielorussia la prima volta. È seguito un periodo in cui abbiamo incontrato comitati, associazioni e famiglie, nel quale abbiamo capito l’enorme portata del progetto e quanto fosse importante raccontarlo.

La nostra ricerca di finanziamenti attraverso i canali “classici” che, come società di produzione indipendente, applichiamo normalmente, hanno portato a risultati solamente parziali. A questo punto le associazioni, i comitati, le singole famiglie accoglienti ci hanno espresso la loro volontà di sostenere la realizzazione del film. Da qui, la decisione di avviare la campagna di crowdfunding.

La risposta è stata così importante, che alcune fondazioni si sono convinte che questo fosse un progetto fortemente partecipato e così, durante la campagna di crowdfunding e immediatamente dopo, sono arrivati anche alcuni contributi che ci hanno permesso di coprire tutti i costi di produzione.

Tra i sostenitori della vostra campagna compaiono anche tantissime associazioni che si occupano dell’ospitalità dei bambini bielorussi presso famiglie italiane. Pensate che il crowdfunding vi sia stato utile per coinvolgerle in un progetto comune?

Sicuramente il crowdfunding è stato lo strumento che ha permesso di raccogliere in un unico progetto tantissime associazioni che normalmente lavorano con modalità autonome. L’obiettivo è che il film possa raccogliere l’interesse di tutte loro, anche perché, cercheremo di raccontare la realtà italiana, con un taglio osservativo, anche se sappiamo che non sarà possibile essere completamente esaustivi. L’obiettivo che tutti condividono è la necessità di far conoscere un importante progetto di solidarietà transnazionale che l’Italia è riuscita ad attivare e far sapere quante importanti storie di coinvolgimento umano e di relazione sono nate e si sono consolidate negli anni.

Quali sono i prossimi passi del vostro progetto?

Da ora, avendo raccolto le risorse necessarie, saremo in grado di fare le ultime riprese e di concludere la post-produzione. Oggi esiste una versione del film di 40 minuti, finalizzata alla proiezione in occasione del trentennale dello scoppio della centrale di Chernobyl (il 26 aprile scorso); stiamo realizzandone una versione più completa ed ampliata di alcuni contenuti ed immagini di repertorio. Dovremmo essere pronti con questa nuova versione all’inizio dell’autunno.

Una campagna di crowdfunding è uno strumento di raccolta fondi ma non solo. Cos’è per voi il crowdfunding?

Per noi, in questo caso, il crowdfunding è stato il nostro ombrello colorato (mi permetto questa immagine per spiegarmi meglio). Un ombrello che, sollevato sopra di noi, ha permesso di radunarvi al di sotto una moltitudine di persone che hanno deciso di riconoscersi in un progetto comune. Un ombrello che, rivolto verso il basso, ci ha consentito di raccogliere quanto necessario per realizzare questo progetto, niente di più di quanto potesse contenere il nostro ombrello colorato.

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