Hai il diritto di gingerizzarti/News

Brevetto sì o brevetto no?

Una delle preoccupazioni più diffuse tra i tanti aspiranti inventori che si avvicinano per la prima volta al crowdfunding, è di vedersi scippati della propria idea, non appena sia pubblicata online, da qualche perfido avvoltoio. Frasi come “Ma se qualcuno mi copia?” o “Non mi converrà brevettare la mia invenzione prima di cercare i fondi per realizzarla?” si sentono ripetere spesso. In questo appuntamento con “Hai il diritto di gingerizzarti” proveremo ad inquadrare nella giusta prospettiva  il rapporto tra brevetto e crowdfunding.

Anzitutto vediamo cos’è un brevetto. In poche parole un brevetto è un atto amministrativo che attribuisce il diritto di esclusiva su un’invenzione. Per essere brevettata un’invenzione deve:

  • essere nuova;

  • derivare da un’attività inventiva;

  • avere un’applicazione industriale.

Alcune cose non possono espressamente essere considerate come invenzioni, con la conseguenza di non poter essere brevettate. Tra queste, segnalo i software che, sebbene non brevettabili, sono comunque tutelabili tramite il diritto d’autore.

Tra i requisiti che un’invenzione deve rispettare per poter essere brevettata, occorre valutare attentamente, nel momento in cui si considera il crowdfunding, quello della novità. Tale requisito non è infatti più rispettato nel momento in cui un’invenzione sia resa, in qualsiasi modo, accessibile al pubblico.

Attenzione! La pubblicazione di un’invenzione può avvenire in tantissimi modi, magari anche inconsapevolmente. Per esempio, la presentazione di un’invenzione durante la discussione di una tesi di laurea è sufficiente ad invalidare il requisito della novità. Va da sé quindi, che dopo la pubblicazione di un’invenzione su un portale di crowdfunding, per natura accessibile a chiunque da qualunque parte del mondo, il requisito della novità sia morto e sepolto.

Courtesy of Khalid Albaih

Courtesy of Khalid Albaih

Delineati alcuni dei tratti salienti del brevetto, penso sia utile aprire una breve riflessione su come per un progettista, in certi casi, la corsa al brevetto possa non essere determinate, se non addirittura d’intralcio, per il successo di un progetto.

Occorre infatti valutare il reale il rischio di subire il furto della propria idea, nel modo più obbiettivo possibile. Certo, il mondo degli affari pullula di squali senza scrupoli, ma siamo proprio sicuri che siano tutti in attesa di sbranare il nostro progetto? Io penso di no. Le dispute sulla paternità di un prodotto certamente esistono, ma credo anche, per i motivi che seguono, che non sia poi così facile decidere di rubare un’idea altrui.

Anzitutto, se anche qualche “copione” volesse rubare un’idea non brevettata e pubblicata su una piattaforma di crowdfunding, potrebbe riuscirci tanto agevolmente? Io non credo. Tramite internet potrebbe vedrebbe solo la punta dell’iceberg di un progetto, una breve descrizione, un video di presentazione, ma non la parte celata sotto il livello del mare. Mi riferisco, per esempio, alle soluzioni a tutti i problemi incontrati nello sviluppo del progetto, o alla rete di contatti intrecciata da un progettista, di cui il “copione” non dispone. Che un’invenzione sia brevettata o no, chi parte per primo ha infatti un vantaggio competitivo considerevole e chi arriva dopo, anche copiando, deve comunque pedalare parecchio prima di colmare il gap.

Bisogna considerare, inoltre, il valore in termini di immagine, derivato dall’essere arrivati prima di chiunque altro. Nel momento in cui un progetto è pubblicato su una piattaforma di crowdfunding, acquisisce una paternità certa e una data di nascita sicura, visibili a chiunque e difficilmente contestabili. Nel momento in cui un progettista rende pubblica un’idea, è come se stesse dicendo al mondo: “Ehi, questo sono io e questa è la mia idea!” Dopo che il progetto è pubblicato online, diventa palese chi ha avuto l’idea originale e chi, invece, ad essa si è “ispirato”, con tutte le conseguenze che ne derivano a livello di reputazione.

Infine, occorre ricordare che, come già accennato, successivamente alla pubblicazione di un’invenzione, essendo svanito il requisito della novità, la stessa non può più essere brevettata. Ne consegue che non potrà più essere sfruttata in esclusiva, non solo da chi per primo l’ha ideata, ma anche da chiunque altro abbia intenzione di replicarla.

Non voglio certamente dire che brevettare un’invenzione sia inutile, ci mancherebbe altro! Ci sono tipologie di invenzioni che sarebbe una follia non brevettare e casi in cui il brevetto è l’unico modo per monetizzare la propria idea. Credo però che in tante situazioni sia controproducente rallentare lo sviluppo di un progetto per inseguire il Graal del brevetto. Brevettare un’invenzione richiede infatti energie e tempo, e per tante idee, in virtù della loro natura, il brevetto è semplicemente inutile. Penso allora che, in questi casi, evitare un costruttivo confronto con il mondo esterno, per paura che un’idea possa essere copiata, finisca solo per isolare un progettista, aumentando così il rischio che il progetto non veda mai  luce.

Per concludere, un breve memorandum: valutare con obiettività se un’idea abbia le potenzialità e rispetti i requisiti necessari per trasformarsi in un’invenzione brevettabile. Determinare se un’invenzione possa trarre reale beneficio dal suo brevetto, o se questo serva solo a placare la paura, a volte infondata, di essere copiati. Nel caso in cui il percorso per il brevetto rallenti lo sviluppo del progetto, essere consapevoli di esporsi al pericolo di essere bruciati sul tempo da qualcun altro.

In tante occasioni, davanti alla paura di vedere il proprio progetto copiato, la cosa migliore da fare è prendere un bel respiro e avere il coraggio di buttarsi.

© Luca Borneo

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