Quattro chiacchiere con ...

GINGER intervista Antonello Ghezzi – Never Ending Night

Finalmente ci siamo; nella nostra costante ricerca di buone pratiche di crowdfunding da narrarvi abbiamo intervistato il collettivo di artisti Antonello Ghezzi, autori e fautori del progetto Never Ending Night.

Courtesy of Antonello Ghezzi

Courtesy of Antonello Ghezzi

NEN è, prima di tutto, un sogno. E’ la volontà di rincorrere la notte, di trasmetterla ininterrottamente per 24 ore grazie a telecamere disposte ai quattro angoli del globo.

Queste le parole che accompagnano il progetto:

“Se immaginiamo anche solo per un attimo la possibilità di correre dietro alla notte, di renderla infinita, se potessimo vedere una persona che scappa dal giorno per paura di perdere anche solo un secondo di buio, vedremo noi stessi così spesso presi alla ricerca di un segno di qualcosa che ci faccia sperare che le cose siano diverse; e allora ecco che questa notte infinita esiste, si potranno vedere le stelle a qualsiasi ora, in qualsiasi luogo.”

Com’è possibile raggiungere uno scopo così bello, così labile, così sfuggente? Con la tecnologia, in un connubio onirico a dir poco significativo. E quindi, per dotarsi del materiale necessario a realizzare NEN (foto e video camere, team di esperti, attrezzatura), il duo Antonello Ghezzi ha deciso di portare avanti una campagna di crowdfunding su IndieGoGo. Nonostante la campagna abbia avuto luogo durante l’estate, questa si è conclusa con successo, e che successo.

Ovviamente, non ce li potevamo far scappare (anche perché sono di Bologna). A voi quindi la GINGER-intervista ad Antonello Ghezzi, ne scoprirete delle belle.

Antonello Ghezzi, un nome singolare per un collettivo di artisti.

Un collettivo che poi siamo noi due! Antonello Ghezzi nasce nel 2009 e sceglie di chiamarsi così anche per un test anti-maschilista; molti pensano che siamo una persona realmente esistente, un uomo. E invece Antonello è il cognome di Nadia, mentre l’altro componente, Paolo, fornisce il cognome. Nonostante le nostre opere e installazioni siano diverse una dall’altra, ci lega la volontà di esprimere sempre un’idea forte, ogni volta. Siamo partiti con l’invasione dei bagni di ArteFiera, e da lì sono emersi i nostri tratti distintivi: l’interazione con il pubblico, l’ironia, la voglia di dare un messaggio positivo.

Da dove nasce l’idea di Never Ending Night?

Courtesy of Antonello Ghezzi

Courtesy of Antonello Ghezzi

Nasce da noi che guardiamo il cielo con il naso all’insù. Il cielo è sì uno solo, ma “ricopre” un mondo diviso, pieno di contrasti. Non tutti vedono lo stesso cielo, non tutti guardano la volta stellata sperando di vedere una stella cadente; a volte è proprio il timore che cada qualcosa d’altro a far alzare lo sguardo. Noi non l’abbiamo detto chiaramente, ma siamo convinti che si capisca. NEN, grazie al crowdfunding, è un’opera d’arte condivisa, è aperta a chiunque, proprio come il cielo. E ci porta anche ad avere una rete di contatti a cui non siamo abituati, quella legata al mondo scientifico. Abbiamo quindi molte più responsabilità verso chi ci ha sostenuti, verso chi ci ha finanziati.

Quali sono stati i riscontri che avete avuto in merito a Never Ending Night?

Molte mail da sconosciuti che ci esprimevano il loro apprezzamento. Ma il riscontro più interessante l’abbiamo avuto dalla comunità scientifica, che non solo ha appoggiato l’iniziativa, ci ha anche dato consigli utilissimi.

Come avete agito per diffondere la campagna?

Abbiamo scritto! Ed è anche il consiglio che vogliamo dare: scrivere, scrivere a tutti i potenziali interessati, leggere, documentarsi, individuare gli influencers, visitare siti e blog, puntare a far condividere la notizia. Abbiamo capito che non è importante che una personalità nota e conosciuta doni, quanto che faccia il cosiddetto “endorsement”, ovvero che parli (bene) del progetto.

Avevate pianificato una strategia di comunicazione?

A dire il vero sì, ma ci siamo accorti in corsa che era quella sbagliata! Non avevamo puntato alle persone giuste, ai canali più ricettivi. Così abbiamo deciso di cambiare approccio, di rivolgerci direttamente e personalmente alle persone, agli enti, alle testate giornalistiche applicando ciò che ci riesce meglio, la comunicazione spontanea.

Qual è lo scopo pratico di questa vostra campagna?

Telecamera acquistata grazie alla campagna di crowdfunding fotografata al Polo Nord - Courtesy of Antonello Ghezzi

Telecamera acquistata grazie alla campagna di crowdfunding fotografata al Polo Nord – Courtesy of Antonello Ghezzi

Certamente non abbiamo coperto tutti i costi, è stato un modo per iniziare e per mostrare cosa avevamo intenzione di fare, un trampolino di lancio, se vuoi chiamarlo così. Abbiamo iniziato far parlare di noi, a intessere rapporti con la comunità scientifica, con le varie associazioni che si sono interessate al progetto. Ed è stato davvero emozionante portare avanti il progetto, aggiornarlo, diffonderlo. Inoltre, abbiamo assistito a un interessante ribaltamento di prospettiva. La decisione di pubblicare NEN su IndieGoGo è stata determinata dal fatto che, almeno all’inizio, il nostro target era internazionale con particolare riferimento agli USA. Tuttavia, non è stato così; il 73% delle donazioni è arrivato dall’Italia, così come il sostegno mediatico più significativo.

Ritenete che promuovere una campagna di crowdfunding anche off line abbia i suoi vantaggi?

Gli appuntamenti dal vivo sono fondamentali! E non solo per ricevere donazioni brevi manu, anche e soprattutto per vincere la diffidenza cronica che spesso inibisce il sostegno online. Gli eventi poi permettono di incontrare persone e ricevere proposte incredibili! Per esempio, grazie alla presentazione di NEN durante la notte di San Lorenzo ci hanno proposto di collaborare con ITC Ethical Fashion Initiative, progetto delle Nazioni Unite. Possiamo quindi dire che gli eventi hanno una “coda lunga” che va ben oltre il progetto di crowdfunding e  che spesso porta a risvolti davvero interessanti.

E quali potrebbero essere le applicazioni future del crowdfunding?

Il crowdfunding per le aziende! Forse è ancora un ambito poco esplorato ma il potenziale è altissimo, soprattutto per le imprese culturali e creative. E’ qui che si gioca il futuro, anche dal punto di vista di strategie di comunicazione alternative.

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Siete assetati di conoscere best practices come questa?

Due sono le strade che potete percorrere, impavidi GINGERs:

– seguirci qui, su Facebook e Twitter;

– partecipare sabato prossimo a Crowdfuture- The Future of Crowdfunding a Roma. C’è anche il workshop sul crowdfunding territoriale, mica bruscolini.

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3 thoughts on “GINGER intervista Antonello Ghezzi – Never Ending Night

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