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Working4Talent – il resoconto di GINGER

Come presumibilmente avrete subdorato, GINGER  sta sul pezzo e si adopera per tenervi aggiornati su quello che succede in zona per i creativi, per chi ha idee geniali, per chi ha un talento!

È proprio questo il tema dell’appuntamento del 13 marzo di WORKING4TALENT – human capital and innovation, un progetto europeo supportato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (European Regional Development Fund). L’obiettivo di questo programma europeo è quello di migliorare l’effettività delle politiche regionali nelle aree di innovazione e della cosiddetta economia knowledge based, nello specifico esaminando quali politiche o iniziative possono essere sviluppate per rendere i territori attrattivi come luoghi i “talenti” possano vivere e lavorare.

Courtesy of Working4Talent.

Courtesy of Working4Talent.

Tra i partner di questo progetto c’è anche ASTER che ha organizzato questo pomeriggio di incontri, testimonianze e nuove idee all’Arena del Sole di Bologna. Tanta carne al fuoco, ospiti internazionali e un pubblico giovane in Sala InterAction.

Già il titolo dell’evento è invitante “Le regole dell’attrazione. La politica, le istituzioni formative e il contesto produttivo per attrarre talenti”. Beh, vista così, ci si aspetta una sorta di ricetta per l’attrazione dei talenti…

Fabrizio Binacchi conduce la serie di incontri che si articolano durante il pomeriggio e l’apertura ufficiale è affidata a Paolo Bonaretti, Direttore di ASTER, che comincia subito a spiegarci che cosa significa essere attrattivi dicendoci, secondo lui, che cos’è un talento: una persona che è in grado di produrre attorno a sé un’attrattività in grado di generare innovazione. Bene, ci siamo, ma in Emilia Romagna? Come si possono coltivare questi talenti? Di base non basta gestire l’esistente, non basta far leva sullo “scovare” i talenti, in questo momento dobbiamo introdurre delle dinamiche positive, che vanno al di là dei luoghi comuni (sempre veri) legati alla buona qualità della vita che c’è in Emilia Romagna, terra di forte coesione sociale. Questo è indubbio, ma in questo periodo è necessario superare l’immobilismo che ha caratterizzato Bologna negli ultimi 20 anni; bisogna andare oltre il conservatorismo che ha prodotto tanti particolarismi e che ha reso l’individualismo un segno culturale distintivo del nostro paese. Bologna deve superare questa stasi, tutte le risorse che esistono nel nostro territorio devono essere messe assieme, devono “fare massa critica”, ma soprattutto devono essere scoperte! Bologna spesso non è consapevole della ricchezza che possiede e l’innovazione salta fuori proprio svelando i talenti nascosti e dando loro nuovi strumenti, anche finanziari, come un credito a capitale “paziente”, che non deve dare un frutto subito ma che può aumentare esponenzialmente. Il capitale paziente si ottiene con svariati strumenti finanziari, che possano creare una finanza di comunità (e il crowdfunding ci sta!).

Alla fine del suo intervento il direttore di ASTER presenta un progetto che ha portato al Piano Strategico Metropolitano (PSM) il TalentInBò, il progetto per un centro di servizi non tradizionale di accoglienza per ricercatori che fanno esperienze di mobilità con le proprie famiglie a Bologna, un vero e proprio centro culturale e di scambio di saperi aperto alla città e ai suoi agenti di sviluppo e innovazione, sulla falsa riga dell’esperienza di San Sebastián (Spagna), di cui ci parla poco dopo Yesenia Otamendi, referente del Fomento de San Sebastián, agenzia responsabile dello sviluppo economico sostenibile della città e dell’area metropolitana. A San Sebastián, una delle 10 città partner del progetto, esiste questa talent house, al centro sia fisico che strutturale della città, dalla quale si dirama una strategia trasversale per sviluppare tutti i settori economici, sia quelli più tradizionali sia quelli più emergenti, e che si pone come forza trainante dell’economia locale. L’idea geniale qui sta nel rendere la vita facile al ricercatore e alla sua famiglia, così da renderlo più propenso a innovare e, quindi, a migliorare la città stessa che lo ospita. Un circolo virtuoso che potenzialmente può prendere piede anche in una città metropolitana come Bologna. “Che ne pensa Matteo Lepore? La facciamo questa talent house a Bologna?” chiede Binacchi al diretto interessato. L’Assessore del Comune di Bologna, che si occupa (tra le altre deleghe) di Bologna Smart City, Agenda Digitale e Relazioni Internazionali è propositivo a riguardo e conferma la volontà del Comune di Bologna di portare avanti questo progetto nell’ambito del PSM. Alla domanda del conduttore, a brucia pelo, quali sono le tre regole dell’attrazione, Lepore risponde che per prima cosa è necessario riuscire a dare un ritorno agli investimenti, poi bisogna essere affascinanti e, infine, essere creativi a tutto tondo, non solo a livello di marketing territoriale.

È il turno di John McAleer, del Cork Institute of Technology, altro partner del progetto Working4Talent. Con il suo fantastico accento irlandese ci racconta i punti fondamentali del Working4Talent Composite Report, sui risultati delle analisi locali delle 10 diverse regioni che hanno aderito al progetto, estrapolando, come ci auspicavamo all’inizio del pomeriggio, una sorta di ricetta. In sintesi i 5 ingredienti per il successo di questo progetto sono: una base di alta tecnologia moderna, una forte attività di ricerca in collaborazione, un forte sistema regionale per l’innovazione, una domanda di talento legata a remunerazioni competitive e un buon posto per vivere e lavorare. E dai risultati ottenuti tutti i partner hanno un buon livello di base per quanto riguarda tutti gli ingredienti, tutto sta nell’imparare dalle reciproche esperienze e nel tenere a mente, come benchmarking principale, l’esperienza di San Sebastián.

Dalle presentazioni dei risultati di questo progetto, si passa velocemente al primo salottino, dove intervengono Giorgio Vernoni (Responsabile dell’Ufficio Osservatorio sul mercato del lavoro Servizio Programmazione politiche per il lavoro, Provincia di Torino) e Giampaolo Colletti (esperto di media digitali, nuove professioni e comunità sul web, qui in veste di ‘padre’ di Wwworkers). Per noi di GINGER è molto interessante quello che salta fuori dalla chiacchierata di questi due esperti. Vernoni ci snocciola dati sulla domanda reale lavorativa a Torino, dai quali emerge che tra le professioni più richieste ci sono gli analisti progettisti, i professionisti nel campo della sanità e i tecnici finanziari bancari. Il dato più interessante però riguarda i profili innovativi più richiesti dal mercato. Al primo posto ci stanno i professionisti mechatronic (un ibrido che sta tra il meccanico specializzato e l’informatico), seguiti dai professionisti in tourist media strategy (come ci suggerisce il termine anglofono sono specialisti di strategie web per attrarre ‘i turismi’, per dirla alla Roberto Grandi) e poi dai data scientists (coloro che usano i dati, a metà tra statisti e data miner interattivi). Da notare il fatto che negli Stati Uniti questo profilo è il più richiesto sui mercati. Per intenderci, il dato “nuovo” sta nel fatto che non sono professioni altamente specializzate, ma professioni borderline fra settori diversi, ibride.

Questi talenti super ricercati sono persone che ‘sanno fare’ e spesso il web non basta, come ci spiega Giampaolo Colletti. Gli strumenti digitali sono fondamentali ma, ovviamente, non sono sufficienti: ora la partita si gioca non solo online, ma soprattutto offline. L’attrattività la si incontra, creando luoghi di confronto, di scambio. In questo senso l’Agenda Digitale è importante: crea luoghi dentro e fuori dalla rete. Uno dei problemi legati alle nuove professioni è quello della sostenibilità; quanto sono sostenibili le nuove professioni? È presto per dirlo, lo scopriremo presumibilmente a medio e lungo termine, ma nel frattempo Colletti ci porta la testimonianza di persone che si sono reinventate, si sono rimboccate le maniche e, per far fronte al mutamento del mercato del lavoro, hanno preso in mano la loro vita e hanno investito nella loro passione. Diversi sono gli esempi di persone che hanno rinnovato, o iniziato ex novo, il loro lavoro ‘analogico’ tramite il digitale che Giampaolo Colletti ci porta. Primo fra tutti il sito sardiniafarm.com attraverso il quale puoi adottare una pecora a distanza e ricevere il formaggio da lei prodotto direttamente a casa! Ma le esperienze sono tra le più svariate, dal servizio di lava-asciuga online a domicilio (tra poco arriverà anche a Bologna!), al sito che produce e distribuisce giochi antichi in legno in tutto il mondo (www.giocattolidalmondo.it), a una coppia di amiche che organizza pic nic nel parco di Villa Doria Pamphili a Roma (www.vivibistrot.com)… Talenti che non si sono fermati alle prime difficoltà e che sono riusciti a sfruttare al meglio alla doppia contaminazione che deriva dalla commistione tra online e offline, sfruttando, parole di Colletti, “effetti speciali per affetti speciali”. D’altronde “Le anatre depongono le loro uova in silenzio. Le galline invece schiamazzano come impazzite. Qual è la conseguenza? Tutto il mondo mangia uova di gallina” (H. Ford). Non fa una piega.

Dopo un simpatico video fatto in 36 ore dai ragazzi del corso di ATER “Tecnico Superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali”, che sottolinea la necessità di eliminare il gap tra formazione e mondo del lavoro, il salottino gestito da Fabrizio Binacchi ospita Maria Chiara Prodi, membro di EXBO Association (http://www.exbo.org/), e Dario Braga, Pro-Rettore dell’Alma Mater Studiorum di Bologna. Secondo Braga non basta riconoscere i talenti quando li hai davanti, bisogna sapere “cosa farne”. L’Università non può fare da chioccia, non pretende di tenersi i talenti che forma e sui quali investe (vedi il Collegio Superiore), deve lasciarli andare ma, allo stesso tempo, deve attrarne di altri da altre università, da altri paesi. Non bisogna aver paura della fuga dei cervelli! E lo ribadisce anche Maria Chiara Prodi, che ormai ha l’orticaria provocata dalla retorica dei cervelli in fuga. EXBO è un’associazione che unisce chi è partito (da Bologna) e chi è restato, superando i pregiudizi di chi parte e di chi resta: l’obiettivo comune è quello di far conoscere Bologna all’estero, grazie alla testimonianza di persone che esprimono la loro cittadinanza attiva fuori dai confini nazionali.

Il pomeriggio è ricco di contributi e mentre Braga e Prodi lasciano le poltrone, arriva Tiziana De Nittis, che ci parla del progetto Smart Europe e del ruolo della Provincia di Bologna all’interno di questa sperimentazione a 13 partner con l’obiettivo di creare nuovi input alle imprese affinché si agisca sulle politiche necessarie per lo sviluppo del territorio.

A seguire dialogano Luca Lorenzi, Unicredit, e Massimiliano Ceaglio, Treat a bit (incubatore del politecnico di Torino). Lorenzi esordisce ribadendoci una cosa che ci sembra una litania da un po’ troppo tempo: “il problema è che mancano i soldi, in generale”. Quello che le banche possono fare è lanciare programmi che scovino questi talenti e gli aiutino a presentarsi agli sponsor o a istituti di credito in modo appetibile. Anche lui ci conferma che la maggior parte dei talenti che si presentano alle banche con idee geniali non sanno cosa sia un business plan. Nonostante questo ‘dramma’ l’Emilia Romagna si trova al primo posto come luogo migliore per intraprendere un’attività, secondo la ricerca “Gli indicatori per il capitale territoriale” (C. Brasili, aprile 2012). Con il progetto “Il Talento delle idee” Unicredit cerca di foraggiare i talenti che hanno idee rivoluzionarie nel campo dell’innovazione e vi consigliamo di tenere d’occhio il sito, perché tra poco dovrebbe uscire l’edizione 2013 di questo premio. A dialogare con Lorenzi un “incubato, a sua volta incubatore”, Massimiliano Ceaglio, di Treat a bit, incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino, uno spazio di co-working che accoglie persone di talento e che hanno un’ossessione per raggiungere un obiettivo, gente che invece di cercare lavoro se lo crea.

Al salotto li raggiunge, portando la sua esperienza, anche Nicola Bigi, che racconta la storia di Tiwi, realtà molto interessante che si occupa di storytelling e motion graphics e che ha avuto modo di vedere la luce anche grazie alle persone che lavorano nei vari incubatori regionali. Bigi pone l’accento su un altro lato del discorso dell’attrazione dei talenti: il problema dell’attrarre i talenti è principalmente dell’azienda, ma poi è il territorio in cui sta l’azienda che deve permettere alle persone di voler rimanere. In quest’ottica è importante anche per le aziende supportare la città e le attività culturali che rendono attrattiva e accogliente, in modo che la cultura “non strutturata” possa essere supportata per il cosiddetto welfare culturale della città. L’azienda si deve aprire al territorio. L’altro lato della medaglia lo mette in luce Lorenzi: il territorio si capitalizza quando si mettono insieme i talenti.

Un talento nel vero senso del termine è Vincenzo Palermo, ricercatore CNR-ISOF sul tema dei nuovi materiali e delle nanotecnologie, che ci spiega la scoperta, nel 2004, del graphene, la nuova star della scienza dei materiali, un materiale le cui funzioni sono altamente innovative, ma su cui non abbiamo tempo di dilungarci… l’aspetto interessante del graphene è che nel 2010 i suoi scopritori (Andre Geim e Konstantin Novoselov) hanno vinto il premio Nobel per la fisica e proprio a gennaio 2013 l’Unione Europea ci ha costruito un progetto flagship decennale sulle tecnologie emergenti (EU Future Emerging Technology) investendo svariati milioni di euro e puntando alla creazione di posti di lavoro specializzati. Nello specifico il CNR è partner del progetto GENIUS finanziato dal progetto Marie-Curie dell’Unione Europea per 4 milioni di euro.

Le conclusioni sono consegnate da Binacchi nelle mani di Patrizio Bianchi, Assessore regionale a Scuola, formazione professionale, università e ricerca, lavoro. Bianchi ci riporta “sulla terra” e riprende il fil rouge di questa lunga ma interessantissima serie di incontri: non ci dobbiamo mai dimenticare nel lavoro, nella vita e nella coltivazione dei talenti, di incontrarci, fisicamente, faccia a faccia, per raccontare la nostra storia, “Piuttosto che scriverti una cosa, te la vengo a raccontare”. L’offline ha lo stesso valore dell’online, come ci ricordava all’inizio Colletti, la narrazione è fondamentale per rispettare il diritto del prossimo di capire e, quindi, di poter interagire con te.

Le sagge parole di Patrizio Bianchi, che sul palco sembra un intrattenitore nato, concludono questo incontro da cui abbiamo capito che proprio la commistione tra online e offline è uno degli ingredienti fondamentali per la ricetta del giorno: “attrarre i talenti”. Dal canto nostro, noi di GINGER, condividiamo il pensiero e la logica di fondo per cui il territorio deve essere accogliente e coeso e che tutti gli attori debbano poter sì essere connessi, ma anche potersi raccontare!

E allora … raccontatevi a noi! Scriveteci a idea.ginger@gmail.com e gingerizzatevi (bottone “gingerizzati” in alto a destra) perché abbiamo un bel po’ di novità – online e offline – da comunicarvi.

Ci seguite su Twitter? Vi consigliamo di farlo, cinguettiamo di crowdfunding e creatività in gustose pillole quotidiane!

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