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GINGER a Smart City Exhibition. Crowdfunding & PA: si può fare?

Ebbene sì. Alla prestigiosa Smart City Exhibition – tenutasi a Bolognafiere dal 29 al 31 ottobre scorso – c’era anche GINGER!

Per sapere com’è andata leggete la seguente e puntualissima cronaca. E’ vero, è un po’ lunghetta ma ne vale davvero la pena. Ve l’abbiamo detto che ci piace tenervi informati!

Il 31 ottobre siamo stati tra i protagonisti del workshop “Crowfunding per la Pubblica AmministrazioneEppela, GINGER e Comune di Bologna a confronto su opportunità e criticità nell’utilizzo del Crowdfunding per sostenere progetti della PA e più in generale progetti di utilità sociale“. L’incontro, all’interno del programma di eventi organizzato nel padiglione “Smart City – Le idee che cambiano Bologna“, è stato per noi un’occasione splendida sia per presentare GINGER, che per dialogare con esponenti “illuminati” della Pubblica Amministrazione, elemento che intendiamo coinvolgere fin da subito nello sviluppo della piattaforma web.

L’incontro è iniziato con una introduzione di Michele d’Alena – Settore Comunicazione Comune di Bologna – che ringraziamo per aver creduto in GINGER e per averci invitato al workshop. Michele ha aperto le danze descrivendo questo primo rendez-vous come un meeting prototipo, un modo per iniziare a delineare e ipotizzare le sinergie possibili tra una pubblica amministrazione e il crowdfunding. Di certo, il fatto che il crowdfunding sia stato inserito tra le tematiche dell’Agenda Digitale la dice lunga sulla lungimiranza e propensione all’innovazione del Comune di Bologna.

E’ giunto poi il turno di GINGER! Virginia – con le sue Ginger-slides – ha descritto la piattaforma e ha posto l’attenzione proprio sul ruolo fondamentale che le pubbliche amministrazioni possono avere in questo contesto: in un territorio come l’Emilia Romagna, in cui le istituzioni pubbliche sono capillari, ben radicate e propense al dialogo, il crowdfunding è uno strumento da non ignorare. Esso infatti può essere utilizzato proprio per incentivare la collaborazione con i cittadini attraverso iniziative di supporto e sostegno di progetti utili alla comunità.

Coglie la palla al balzo Donato DiMemmo – Affari Istituzionali, Sussidiarietà e Rapporti con l’Associazionismo, Comune di Bologna – il quale identifica subito nel CF un modo per attivare la comunità. “E’ vero” prosegue “anche gli sponsor sono un modo per coinvolgere attori esterni alle PA ma il rapporto con loro è regolato da un contratto ben preciso. Il CF permette forme di collaborazione più dinamiche”. Il quadro normativo tuttavia non è semplice; da poco è infatti attiva la possibilità di devolvere il 5×1000 ai comuni ma esistono notevoli paletti che rendono l’utilizzo del CF più complesso del previsto. Di certo, il CF può coinvolgere interventi e azioni non coperti dalla fiscalità generale e per cui il contributo della folla è necessario. Evidente in questi casi deve essere il collegamento diretto tra input e output e la finalità deve essere di interesse generale. DiMemmo conclude ricordando che le energie ci sono, è tempo quindi aprire alla possibilità di sostenere un intervento finanziato (anche) con il CF e che abbia uno scopo preciso e trasparente.

Si inserisce felicemente nel dibattito Francesco Pirri – responsabile nuovi media di Eppela. Francesco inizia proprio prendendo spunto da ciò che aveva detto poc’anzi Virginia, ovvero che in Italia il crowdfunding è una battaglia culturale e che i vari siti di CF non devo considerarsi concorrenti bensì alleati. E GINGER su questo è assolutamente d’accordo! Francesco narra brevemente di come è nata la piattaforma Eppela, diventata operativa nel maggio 2011 quando ancora il CF era praticamente sconosciuto in Italia. L’esperienza di Eppela dimostra che in Italia persiste una forte territorialità ed è su questa che bisogna far leva; le città hanno la grande forza di possedere già delle comunità attive a cui deve essere data la possibilità di contribuire. Le chiavi per un CF di successo in Italia sono legate all’identità comunitaria, alla trasparenza e alla collaborazione.

A questo punto Michele d’Alena interviene ricordando che il fatto che si parli di CF e PA e che il CF sia stato inserito nel Decreto Sviluppo del Governo dimostra che siamo di fronte a una notevole operazione culturale e che le cose stanno cambiando. Michele ha poi dimostrato, attraverso l’attività che il Comune di Bologna ha sui social network (tag #boneve re-twittato migliaia di volte, 1200 questionari di risposta su Bologna pedonale, 1200 foto su Instagram per vincere i biglietti dei Radiohead, il blog di Iperbole), che le pubbliche amministrazioni hanno proprio quella potenza di fuoco necessaria a diffondere e far crescere i progetti e le iniziative che vogliono utilizzare il CF come fonte di finanziamento. A questo discorso si è allacciato Donato DiMemmo ricordando che a Bologna esistono ben 1100 associazioni, ovvero realtà associative che dimostrano come la cittadinanza sia attiva e abbia voglia di collaborare.

Virginia di GINGER ha poi portato un esempio virtuoso a livello internazionale, ovvero la piattaforma Fundit.ie – il sito di crowdfunding irlandese su cui ha svolto ricerche in passato. La realtà irlandese e quella dell’Emilia Romagna sono inaspettatamente comparabili: la popolazione è pressoché identica, c’è un’alta percentuale di piccoli eventi locali e soprattutto esiste già una informale rete di conoscenze nel territorio. L’Irlanda in questo momento sta attraversando una difficile fase di crisi economica eppure Fund It in soli 9 mesi di operato ha finanziato 101 progetti per un totale di €320,000; il governo irlandese ha dimostrato il suo interesse contribuendo alla creazione della piattaforma web tramite un fondo per l’acquisto dell’attrezzatura tecnologica di start-up.
Il mondo della creatività e della cultura irlandese è composto da tante associazioni chiave che hanno deciso di sostenere e supportare questa iniziativa; inoltre, enti prestigiosi come il Cork Opera House o il Dublin Dance Festival (il festival di danza più importante d’Irlanda) hanno fatto ricorso a Fund It per alcuni side-project volti a coinvolgere il pubblico sia nel momento del sostegno finanziario che nella realizzazione del progetto. Virginia ha quindi concluso ricordando come nel CF sia fondamentale creare un circolo virtuoso di informazione e relazione tra cittadini, organizzazioni, sostenitori e pubbliche amministrazioni.

Dal pubblico è quindi giunta una domanda cruciale, ovvero: come è possibile rendicontare i fondi raccolti tramite CF dalle pubbliche amministrazioni?

Esemplare la risposta di DiMemmo: la rendicontazione è un tema centrale negli obblighi normativi in termini di trasparenza, tuttavia non basta emettere dati su dati intelligibili solo a pochi eletti. Ci vuole creatività anche nella rendicontazione. Per esempio, recentemente il Comune ha ricevuto la richiesta da parte di un gruppo di persone di prendersi cura della manutenzione di una piazza. I cittadini si offrono di mettere la propria manodpera ma chiedono un contributo per l’acquisto dei materiali. Bene, in questo caso non sarebbe bello pubblicare online tutto l’operato e quindi non solo l’output finale ma anche interviste, foto, commenti etc …? A questo proposito Michele d’Alena ha ricordato il recentissimo lancio di un blog verticale sul bilancio di Bologna e ha ripetuto un po’ il suo mantra ovvero “Stateci addosso! Parlateci!”.

Anche per rispondere a un’altra domanda del pubblico che riguardava la gestione dei soldi raccolti, Francesco (Eppela) ha ricordato che la piattaforma di crowdfunding è solo un tramite tra il progetto e i possibili sostenitori e che quindi le transazioni di denaro sono dirette, dal finanziatore all’idea finanziata. Tuttavia, il ruolo della piattaforma è anche quello di garante morale e informale della buona riuscita del progetto.

Conclude l’incontro la “nostra” Virginia dimostrando come il crowdfunding sia lo strumento perfetto per perseguire gli obiettivi di trasparenza e total disclosure. Il CF prevede infatti che i progetti pubblichino costantemente i progressi in atto e che lo facciano coinvolgendo la comunità; una volta che l’obiettivo di raccolta fondi è raggiunto è fondamentale che la comunità coinvolta sia costantemente tenuta informata. Il CF è quindi anche un modo per interagire a posteriori e per evitare – come molto spesso accade – che i finanziamenti finiscano nel nulla. Il CF si rivolge a un pubblico consapevole con il quale è difficile fare i furbi!

Chiude Michele con una chiosa finale: il seme è stato gettato, il Comune procederà con una call di idee di utilità sociale da finanzare tramite CF e si porrà come driver per l’emersione di progetti e per la loro diffusione. Per rispondere alla domanda del titolo: sì, si può fare!

E GINGER sarà presente per dare tutto il suo sostegno!

A voi anche una selezione di immagini dell’incontro a cura della nostra fotografa ufficiale Alice Giovannini.

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